Le mammelle sono organi ghiandolari pari, tipici dei mammiferi; sono deputati alla produzione del latte (Pelagalli, 1989). In natura la secrezione del latte ha la funzione pressochè insostituibile di costituire per i mammiferi il primo alimento subito dopo la nascita, perchè essi possano sopravvivere, crescere e maturare, fino al momento in cui il loro apparato digerente non sarà diventato capace di utilizzare in modo soddisfacente alimenti diversi dal latte. (Aguggini). Una mammella tipica si presenta come un rilievo emisferico della superficie ventrale del tronco dal cui apice si solleva un processo conico-cilindrico, il capezzolo (Pelagalli, 1989).
Le mammelle hanno posizione e numero proprio di ciascuna specie. Negli equini la loro forma ed il volume, variano in modo limitato a seconda dello stato funzionale. L'asina presenta una sola coppia di ghiandole mammarie con posizione pressoché inguinale. (Pelagalli, 1989). Ciascuna mammella ha forma di cono appiattito trasversalmente e risulta separata dalla contro laterale da una depressione più o meno netta, solco intermammario (Pelagalli, 1989), costituito da un setto di tessuto connettivale, che impedisce ad un liquido colorato infuso in un capezzolo di diffondere nell'altra porzione (Aguggini). Il capezzolo ha forma conoide ed è lungo 2 – 4 cm; porta sull'apice due soli pori papillari (Pelagalli, 1989). Se si seguono gli orifizi di tali pori si constata che questi immettono in un breve dotto papillare il quale viene tenuto chiuso da due sfinteri costituiti da muscolatura liscia. Il dotto papillare immette in una cavità che in pratica occupa tutto il capezzolo e che viene chiamata cisterna capezzolare (Aguggini). I lobi ghiandolari sono ben distinti perché separati da abbondante tessuto connettivo e adiposo. La mammella, quindi, accoglie due ghiandole mammarie poste in posizione rispettivamente anteriore e posteriore (Pelagalli, 1989). Le mammelle sono presenti in entrambi i sessi, ma restano rudimentali nel maschio, in questo caso un piccolo capezzolo può essere evidenziato a ciascun lato del prepuzio, nella femmina, si accrescono rapidamente a partire dall'inizio della pubertà e completano lo sviluppo durante la gravidanza per diventare pienamente attive dopo il parto (Pelagalli, 1989). La pelle che riveste la mammella è sottile, pigmentata e fornita di peli; notevole è il numero di ghiandole sebacee e sudoripare (Pelagalli, 1989). Negli equidi il sangue che irrora l'organo mammario deriva dal tronco pudendo-epigastrico mediante l'arteria pudenda esterna la quale, superato l'anello inguinale superficiale, fornisce due grossi vasi, le arterie mammarie craniale e caudale. L'arteria craniale mammaria, la più voluminosa, prosegue oltre la mammella, nel connettivo sottocutaneo, in direzione craniale come arteria epigastrica craniale superficiale. (Bortolami 2000). Il drenaggio venoso delle mammelle avviene attraverso la vena mammaria craniale che si continua nella vena pudenda esterna ma soprattutto mediante un voluminoso tronco venoso, posto nella parte più caudale della regione inguinale, che si forma per confluenza di 4 – 6 grosse radici, tra cui la vena mammaria caudale, che dopo l'anastomosi con la pudenda esterna, si apre nella vena femorale (Bortolami 2000). I vasi linfatici formano tre reti distinte ma comunicanti che drenano la linfa dalla cute, dalle vie di escrezione del latte e del parenchima propriamente detto. I linfatici cutanei formano una rete superficiale che è tributaria di una rete profonda, posta al limite del derma; queste reti, particolarmente sviluppate a livello della papilla, si rendono a collettori che si portano verso la base della mammella. L'innervazione per le mammelle deriva dal plesso lombare e dal nervo pudendo mediante il suo ramo mammario (Bortolami 2000).