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Il lisozima noto anche come muramidasi, fu scoperto nel 1922 dal noto Fleming, deve essere inteso come una sostanza enzimatica ad azione batteriolitica che scinde i legami glucosidici beta (1-4) fra l'acido N-acetilmuramico e dell'N-acetilglicosamina, propri di polisaccaridi.

La muramidasi quindi presenta la capacità di attaccare e demolire i polisaccaridi azotati che costituiscono gli strati periferici delle strutture cellulari di vari germi; sia saprofiti sia patogeni.

La molecola del lisozima si presenta strutturata da elementi di natura polipeptidica, ricca di amminoacidi basici e ciclici.

L'azione del lisozima e' finalizzata a proteggere l'organismo, provocando: la lisi, le modificazioni delle caratteristiche tintoriale e l'agglutinazione dei germi sensibili; la diminuzione delle capacità tintoriali dovute all'azione del lisozima possono essere spiegate con la modificazione e perdita di sostanze cromotrope da parte del citoplasma batterico.

Può accadere che alcuni germi pur ammettendo la struttura degradabile dal lisozima non deperiscono sotto l'azione di tale enzima cio' è spiegabile con il fatto che tali polisaccaridi sensibili non sono in posizione accessibile al lisozima ma risultano coperti da altre sostanze quali proteine o strati lipidici o da strati di natura polisaccaridica si ha così

una certa resistenza dei germi sensibili, che verranno degradati dal lisozima solo se sottoposti all'azione di altri enzimi (proteasi, lipasi, ect).

L'azione litica espressa dal lisozima risulta massima sul micrococcus lysodeickticus ma risulta essere efficace anche su altri germi patogeni come stafilococchi, pneumococchi. La muramidasi agisce anche indirettamente, avviando fenomeni immunitari infatti questo enzima andrebbe a stimolare sensibilmente la fagocitosi di stafilococchi e ammetterebbe anche una certa attività antivirale inducendo la produzione di interferone.

Lo si ritrova nei tessuti dei mammiferi e lo si ritrova nel siero in relazione al numero di granulociti e di monociti (cellule dalle quali viene prodotto), le cellulle che ammettono una maggiore quantità di lisozima sono i macrofagi e si ha che nelle lacrime, nel secreto nasale, nella saliva il lisozima compare in quantità maggiori che nel siero di sangue.

Da un punto di vista fisiopatologico si e' portati a considerare il lisozima come un'idrolasi che in associazione ad altre idrolasi lisosomiche, prende parte alla digestione intracellulare, ai processi di sviluppo tissutale e di riassorbimento dei materiali patologici.

Da un punto di vista terapeutico, l'uso di lisozima si limita ad applicazioni topiche non essendo stato ancora dimostrato l'assorbimento attraverso la mucosa intestinale, riducendone per tanto l'impiego per via orale, si ricorda in oltre che l'impiego per via parenterale viene ridotto al massimo in quanto giudicato rischioso per l'elevata frequenza di incidenti a carattere allergico molto spesso con esito letale.

 

* Si tenga presente che il titolo di lisozima nel latte di asina, valutato mediante metodo elettroforetico e analisi quantitativa, mediante analizzatore di immagini su gel, è risultato mediamente pari a 1,5 g/L.

 

*(Caratteristiche quanti qualitative della produzione nell'innovativa filiera "latte di asina" - E. Salimei ed altri)


 
 
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